|
Questo monolite, tradizionalmente noto col nome di Pietra del calendario azteco, occupa oggi una posizione centrale nel Museo nazionale di antropologia; e per il Messico non è soltanto un monumento, ma anche un simbolo nazionale.
Nel 1790 essa fu trovata, in seguito a scavi nella piazza principale, insieme ad altre importanti sculture, e restò per molti anni contro la torre occidentale della cattedrale. Rimase là finché, nel 1885, il generale Porfirio Diaz, allora presidente del Messico, ordinò di trasferirla nell'originario Museo nazionale in calle Moneda, da dove fu in seguito portata (1964) al nuovo Museo di antropologia.
La pietra è importante, oltre che per il suo valore estetico, per la rappresentazione simbolica del cosmo azteco. È dedicata a Tonatiuh, il dio del sole, il cui volto é rappresentato al centro. La lingua penzoloni sta ad indicare la gran sete che il dio soffre e che lo spinge a chiedere sempre nuovo sangue di sacrifici umani. Ai lati vi sono artigli che stringono cuori umani, alimento dello stesso dio del sole, identificabile con Huitzilopochtli. Volto e artigli sono coperti di ornamenti di giada, la pietra preziosa degli dèi. Intorno al volto del dio del sole ci sono pannelli quadrati a rilievo che rappresentano le quattro precedenti creazioni del mondo, a loro volta circondati dai glifi dei segni dei venti giorni del calendario rituale.
La creazione e la distruzione di quattro mondi successivi, che rammenta curiosamente il parallelo mito greco delle quattro creazioni, sono basate sull'onnipresente principio mexica della dualità. In questo caso, la dualità è concepita nella forma della lotta eterna tra il Serpente Piumato (Quetzalcoatl), dio fondamentalmente benefico, anche se talvolta indotto al male, e lo Specchio Fumante (Tezcatlipoca), l'oscuro e onnipotente Signore del cielo notturno. Quest'ultimo è un dio assai temibile, buono o cattivo a seconda dei punti di vista, una sorta di creatore-distruttore.
|